Annotazioni su edizione
- Cold case
valutazione (3,4,6) 62%
Dopo la debacle del numero scorso, Nathan ritorna con una buona storia: interessante, avvincente, ben scritta e soprattutto ben disegnata.
Piani ha unidea abbastanza interessante, che riesce ad accompagnare con una sceneggiatura dal ritmo che rimane costante per lintero albo. C'è pathos, tensione, azione, e cè unefficace struttura dei dialoghi: mai troppo lunghi, mai scontati. Piani evita infatti di spiegare le più ovvie situazioni, limitandosi a descrivere circostanze ed a lanciare input semplici da cogliere che si rilegano in seguito in maniera efficace, avendo così cura (e capacità) di non lasciare nulla al caso.
Un vero peccato quindi che, dopo tanto impegno, acceleri nelle ultime 4 pagine creando un bignami della conclusione, ancora una volta in ossequio ad una tendenza deprecabile quanto consolidata.
Non sarebbe stato meglio, forse, dedicare a questa storia un po più spazio e continuare con lo stesso modus fino alla fine evitando così la brusca frenata?
Nelle ultime quattro pagine si ha infatti nellordine:
- pag. 95: Nathan che convince "con le buone" i cattivi ad arrendersi;
- pag. 96: solito spiegone di tutto quello che avevamo già capito, o che comunque lottima narrazione iniziale aveva lasciato efficacemente intuire;
- pag. 97: conclusione della storia che, per inciso, è la parte meno articolata o comunque meno funzionale; infatti il coinvolgimento nella vicenda delle "alte sfere" è sempre rimasto troppo sullo sfondo, non ha mai inciso sulla storia, né si è ben capita la sua funzionalità;
- ultima pagina: l'immancabile lieto fine, che è certamente un ottima chiusura ma, appunto per la feroce compressione degli eventi, perde di quella carica emozionale che magari avrebbe meritato.
In ultimo i disegni, assolutamente degni di lode: cupi, espressivi, dinamici e funzionali alla resa della storia. Mai sopra le righe, mai affrettato, Calcaterra è in ogni tavola impeccabile: cura le espressioni, le reazioni emotive e la dinamica dei gesti con grande professionalità, capace di piegarsi alla griglia bonelliana senza però sacrificare una costruzione più dinamica o d'effetto (si veda la soluzione adottata a pag. 91).
Inoltre, guardando ad esempio lo scontro a pag. 56 (ved. annotazioni su edizione), oppure la buia sequenza delle pagg. 60-61, possiamo notare come Calcaterra e Piani siano stati bravi davvero a creare atmosfere e suggerire emozioni: luno fa emergere dal buio i personaggi regalandogli espressioni efficaci, mentre laltro è capace di scrivere esattamente il giusto, producendo così scene da incorniciare.
E si potrebbe andare ancora avanti segnalando pag. 75, oppure ancora la scena del pesce alle pagg. 28-29 che, per quanto sia intrigante, resta purtroppo poco efficace proprio per il poco spazio dedicato al personaggio in questione nel dipanarsi della vicenda. È insomma evidente che i due si son divertiti ed impegnati per creare una bella storia, raccontata e disegnata bene.
...questa storia, pur essendo di buona fattura, non è prettamente una storia di Nathan Never...
I difetti come già detto stanno nellaffrettata conclusione ma, soprattutto, nella poca fantascienza presente in questa storia. Sostituendo infatti Nathan con Dylan Dog, oppure con Harlan Draka, non resterebbe che modificare la scenografia e tutto filerebbe senza alcun intoppo.
È da notare infatti a tale proposito come la chiosa della signora Drake non sia sufficiente ad inserire la vicenda nel mondo neveriano, e questo perché la storia, pur essendo di buona fattura, non è prettamente una storia di Nathan Never. Ugualmente però, visti i risultati delle recenti avventure più dichiaratamente "di fantascienza" e più strettamente legate alla continuity, ben vengano albi come questo che restano, in fin dei conti, ben fatti ed altamente godibili.
"Cold Case" (Nathan Never 221), di Stefano Piani (testi) e Ivan Calcaterra (disegni), Sergio Bonelli Editore, 98 pg. b/n, brossurato, in edicola da ottobre 2009, 2,7Vedere anche...
- Cold case
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