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Colpo Gobbo a Talia

come rapinare una banca e far arrabbiare tutti
Recensione di P.Laricchia |  6 Aprile 2010 | nathannever/

Colpo Gobbo a Talia

Colpo Gobbo a Talia - Trama

Scheda IT-NN-222-223

In questa doppia storia Vigna getta le basi per la futura (e tanto annunciata) Guerra dei mondi, la cui messa in scena pare però ancora lontana. La lunga vicenda spionistica narrata porta infatti alla nascita di tensioni che, con molta probabilità, verranno in seguito riprese. Per quanto si stia parlando di un'unica storia ripartita in due albi le differenze strutturali tra le due parti sono evidenti: abbiamo una prima fase spionistico/narrativa che imbastisce la trama la quale, nel secondo albo, almeno nelle intenzioni, verrà a svelarsi con la grande azione. Andiamo per ordine.

Una Spy Story informatica

Si parte con una misteriosa e spettacolare morte (per ambientazione ed esecuzione) seguita da un furto narrato egregiamente. Fin qui è tutto molto interessante, l’inizio pare promettere bene, ma ecco che compare un generale decaduto (qualcuno dice Kurtz?) che incontra Nathan per affidargli una delicatissima missione (rubare una valigetta, che era stata già rubata e che adesso è nascosta sulla stazione orbitante Talia). È probabile che Nathan, in questa giornata uggiosa, non abbia granché voglia di lavorare, fatto sta che lo vediamo tergiversare in dialoghi inutili con il suddetto generale, discorrendo così della valigetta, del "fidati prima tu che poi mi fido anche io", del "non mi stai dicendo nulla ma io qui che ci sto a fare", e poi? Poi Nathan si dimentica di cosa ha appena detto e parte alla cieca in missione! Ma perché mai? Per i soldi ovvio! Darver non lo nasconde mica: tutti i soldi offerti dal militare pare valgano bene il ficcarsi in una missione assurda di cui si sa solo un nome (di un morto) e tre alias di un altro (sempre morto). Tanto a cucire assieme i pezzi ci pensa Sigmund che, con un intuito sovrumano collega tutti i fili spezzati trovando il bandolo della matassa (bandolo accuratamente occultato dal generalissimo). Se questa è la prelibata portata principale il contorno non è da meno. Ci vengono serviti infatti, non necessariamente nell’ordine, una cosca misteriosa (ma sembrerebbe ufficiale) di orientali dai pizzetti retrò, un viaggio nell’iperspazio come non se ne vedevano da anni, inseguimento stile spy game e per concludere una palpitante caccia all’uomo. A fine albo quindi, benché perplessi, un po’ di interesse in noi è nato. Certo, non sappiamo ancora bene cosa si stia cercando e perché, chi ha rubato cosa e per chi, e soprattutto perché mai l’Agenzia Alfa si sia incastrata da sola in questa avventura senza né capo né coda ma, essendo questa una storia di spionaggio, non avrebbe senso avere adesso tutte le risposte, giusto? Così fiduciosi aspettiamo la seconda parte per poter avere (anche noi) la quadratura del cerchio.

Morire nel cielo di Talia
disegni di Paolo Di Clemente, Nathan Never 222

(c) 2009 Sergio Bonelli Editore

Illustrazione

La missione supersegretissima

Lo stesso Darver si rende conto che la missione è in pratica un suicidio, e quindi che fa? Si tira indietro? Ma no! Alza la posta! Mi sembra giusto: se devo mandare il mio uomo migliore a morire e magari nel frattanto scatenare una guerra interplanetaria (oltre ad inimicarmi minacciosi orientali dal suddetto pizzetto retrò), tanto vale chiedere più soldi! E così, dopo una contrattazione farsa, tutti più felici (soprattutto Nathan) si preparano a rapinare la banca più sicura dell’universo. Bisogna ammettere però che la trentina di pagine che descrivono le gesta dei due, intenti ad entrare nel caveau, sono ben scritte e davvero interessanti. Un’ottima preparazione alla scena madre che dovrebbe portare alla conclusione della missione. Così quasi dimentichi del non aver capito il perché i nostri eroi si trovano lì, ci apprestiamo a gustarci il gran finale.

Il colpo gobbo

Cominciamo con questa rapina.
Il piano, se all’inizio può sembrare geniale, dopo un po’ si nota che non è altro che la variante fantascientifica del colpo eseguito da Amendola&Co. ai danni di Umberto Smaila nel ’94 a Milano. Lì infatti, per ripulire la gioielleria, si entrava dalle fogne; qui, visto che Talia probabilmente le fogne non le ha (sorvoliamo su questo aspetto), si passa dalla scorza della stazione orbitante dritti dritti nel caveau della banca, dove si trovano già Nathan e il generale, e può aver inizio l’azione vera e propria. Parte la musica e si comincia con la quadriglia: 40 pagine in un buco, due fuori e due dentro, a turno, sempre a ritmo di musica, a giocare con la gravità, con le bolle d’aria, con i campi di energia e roba simile. Come se non bastasse, Vigna ci vuole spiegare tutti, ma proprio tutti gli aspetti tecnici; le sue motivazioni saranno senz’altro nobili, ma ottiene solo di ammorbare la parte di storia che doveva essere l’escalation dell’intera vicenda, annullando di fatto l’effetto adrenalinico. I baloon si concentrano infatti, fino alla nausea, su quanta gravità ci sia dentro e quanta ce ne sia fuori; sul perché Lone non possa stare fermo per più di trenta secondi sempre nella stessa posizione, su quanti robot vedetta (che sembra siano lentissimi) stiano arrivando, di quando possano e non possano sparare e così via, con i nostri amici a turno dentro e fuori dal buchetto appena scavato, rendendo così la narrazione macchinosa. Intanto gli umori degli orientali peggiorano (si era già intuito che non fossero propriamente dei gran compagnoni), finendo per incenerire tutti gli ufficiali ed estinguendo in poche tavole la linea gerarchica (facendo i conti, sembra che ne siano rimasti solo tre alla fine). Risultato? Ovviamente la missione fallisce. I nostri prodi finiscono a vagare nello spazio quasi inermi con i "cattivi" alle calcagna.

Il "buco" di Talia
disegni di Paolo Di Clemente, Nathan Never 223

(c) 2010 Sergio Bonelli Editore

Illustrazione

Gran finale

La situazione pare sfuggita di mano. Leggendo l’albo si intuiva il rischio di cacciarsi in un cul de sac, ma si rimaneva comunque fiduciosi in una salvifica buona trovata che, a quanto pare, si è risolta in una bolla d’aria. Quindi, quando anche a Darver diventa palese l’idiozia della missione, allora da gran ruffiano si auto-denuncia all’esercito promettendo loro la luna (leggi: "il contenuto segreto della valigetta") in cambio della pelle dei suoi (perlomeno). Fortuna vuole che Nathan, nell’interminabile balletto a gravità zero, sia riuscito a non rompere la fialetta con la pozione magica (vale a dire il famigerato contenuto misterioso della valigetta di cui sopra). E fortuna vuole anche che la pozione sia magica e non una fuffa colossale (altrimenti saremmo stati tutti curiosi di sapere la fine che avrebbe fatto Darver). E il generalissimo? Per due albi ha blaterato e insistito che la fialetta era sua e sua soltanto e che si sarebbe venduto la madre pur di riportarsela a casa e adesso? Fa spallucce e se ne va con un’ampolla di acqua di colonia terrorizzato dalle minacce di Never. Contento lui. Noi lo siamo meno: Una lunga avventura che si è trascinata a singhiozzo per due albi, mancando nel momento chiave e risolvendosi grossolanamente. Ma più di tutto ci lascia perplessi la falsa partenza e la sua giustificazione finale ("Non potevamo trasgredire al nostro codice etico". E ancora: "solo l’Agenzia Alfa poteva riuscirci"). Troppo poco e troppo semplice (se consideriamo anche il disastro interplanetario che si sarebbe potuto scatenare) risolvere il tutto spacciandolo per un doppio bluff pensato a priori. Se questo è uno dei semi della nuova Guerra dei Mondi, un po’ di timori per il futuro prossimo venturo possono anche cominciare a nascere.

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Scheda IT-NN-222-223

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